12 novembre 2011, presentazione del libro “Ipotesi di Viaggio” a Castel San Pietro Terme presso il Centro Studi Villa Guadagnini.
La giornata campale si apre con uno SMS a Aldo Moscatelli: “Prima fase ok, non ho perso il treno”. E sì che ero arrivata alla stazione di Pescara con quasi un’ora e mezza di anticipo, per motivi familiari. Perdere il treno sarebbe stato proprio il colmo: ho approfittato per fare un bel giro nella libreria, ho acquistato un libro di Coe – La pioggia prima che cada –, ho cominciato a leggerlo e voi sapete bene come ci si può perdere tra le pagine di un libro. Sto esagerando con i dettagli? Va bene, stringo e vi risparmio la recensione del volume. Sul treno ho conosciuto Aldo e Francesca. Una parola per lei: delicata su sfondo tosto. Segue a ruota Nadia che ci ha prelevato alla stazione di Imola. Pochi minuti passati insieme, abbastanza per decidere che mi piacerebbe chiederle qualche lezione privata su diversi temi in cui sono carente. Il suo gatto è scappato appena siamo entrati e lei ha giustificato il gesto apparentemente scortese, ma io credo temesse, il gatto, per la propria incolumità. Voglio rassicurare tutta la comunità felina: vi adoro. Che c’entra, dirà qualcuno. Molto male, vuol dire che non ha letto il libro.
Dalla macchina che ci porta a Villa Guadagnini, osservo la piatta distesa che un po’ mi opprime, basta un filare di alberi per bloccare lo sguardo. La cosa comporta un immediato vantaggio: concentrarsi su ciò che hai davanti e se vuoi andare oltre, lo devi fare fisicamente, concretamente. Per me, che ho sempre la testa altrove, una prospettiva allettante quella di essere costretti a cambiare modalità senza tante storie. Scusate l’intermezzo di filosofia spicciola. Intanto Francesca si lamenta debolmente che finisce sempre in mezzo, mentre preferirebbe stare al finestrino. Le propongo lo scambio in corsa ma lei è troppo raffinata per prestarsi al necessario contorcimento. Arriviamo al Centro Studi: un’antica dimora rurale a pianta rettangolare con un ampio atrio e un gioco di stanze che si rincorrono intorno ad esso. Farebbe la felicità di ogni bambino la possibilità di entrare e uscire dalle stanze, correre in un luogo chiuso con la sensazione di spazio illimitato che ti offre la circolarità, un giro di giostra al contrario, tutto è fermo e tu ti muovi. Mia figlia se vuole giocare in casa, nelle case moderne prive di spazi vitali, sembra più uno di quei poveri animali chiusi in gabbia che non possono fare altro che andare, nervosamente, avanti e indietro. Naturalmente, mobili d’epoca, foto antiche, affreschi, alberi genealogici. Il padrone di casa ci accoglie con un giro turistico della casa, che non ho potuto completare col piano superiore perché nel frattempo conosco Paolo, moderatore dell’incontro. La sala si riempie pigramente, con lentezza caratteristica. Ho scritto il mio intervento, in almeno quattro versioni: come è possibile che si possa perdere la razionalità in questo modo?
Cominciamo un po’ in ritardo, ma la sala si è riempita. In primo piano qualche volto familiare (mia sorella con i sali pronti, nascosti forse in una manica, mio fratello con il cellulare – chiamerà la neuro? ho scoperto dopo che mi stava registrando – e altri che non cito ma che ringrazio per la loro affettuosa presenza) e alcune signore sorridenti che, con la loro simpatia, mi hanno evitato il tracollo emotivo. Più lontano una serie di teste tra le quali distinguo i tratti di Flavio che ho conosciuto poco prima. Una parola anche per lui: genuinamente entusiasta. Prende la parola la signora Laura del Centro Studi, con un piglio da donna di spettacolo e il primo sentimento, in attesa di parlare, è invidia, invidia. Saltiamo altri particolari e passiamo al mio intervento. Vi dico solo che quando ho finito di parlare, Aldo ha preso il microfono e ha detto: “Devo confutare la mia autrice”. Passo indietro. Voi come parlereste del film “Sesto senso”? Se solo vi spingete oltre il secondo fotogramma, rovinate tutto. Forte di questo paragone (che dite un po’ ambizioso? ma è solo per rendere l’idea) e anche per obiettare a una presunta difficoltà nella lettura, ho illustrato retroscena e motivazioni personali che hanno dato origine al romanzo, dando fondo a risvolti psicologi, filosofici, con pericolose incursioni nell’infido campo della teologia. Complici sempre le signore sorridenti in primo piano, che non hanno mai mostrato segni di cedimento e che saluto calorosamente se mai leggessero questo post. Naturalmente Aldo ha ascoltato, pazientemente: non vedevo la sua faccia mentre parlavo ma immagino il sorriso sornione, da stregatto, che gli riconosco abituale anche se abbiamo passato insieme poco tempo. “Devo confutare la mia autrice. Il libro è molto concreto a dispetto di tutto ciò che ha detto”. Più o meno mi sembra di ricordare, comunque il senso era quello. Non ho potuto fare altro che dargli piena ragione, mentre mi rendevo conto che del libro, in effetti, non avevo parlato pur parlandone. Ottima strategia di marketing, non c’è che dire. Meno male che poi ci ha pensato lui. Ci sono stati poi alcuni scambi di battute, non di battute nel senso botta e risposta, proprio battute per ridere e la serata è finita intorno a un buffet. Non sta a me dire se l’incontro sia riuscito, se le persone presenti lo abbiano trovato interessante, se sia stato almeno l’occasione per una serata diversa non troppo noiosa. Aspetto resoconti da altri punti di vista.
Personalmente ho perso, per l’agitazione, dieci anni di vita nei giorni precedenti e ho recuperato dieci anni di vita quando mi sono resa conto di essere sopravvissuta. L’importante, in questo caso, è pareggiare.
Anonimo ha detto,
novembre 19, 2011 a 1:21 pm
Ottimo resoconto, mi sarebbe piaciuto poter partecipare alla tua presentazione. Grazie a questo tuo post e a quello che è stato raccontato il giorno successivo a Faenza, ho capito di essermi perso qualcosa di molto interessante. E, cosa ancora più importante, mi è venuta voglia di leggere il tuo libro.
Sergio
lastranafamiglia ha detto,
novembre 20, 2011 a 4:18 pm
Ciao Sergio
anch’io ho perso l’occasione per conoscerti di persona. In effetti solo qualche lettera ci separa…. Silvia
Anonimo ha detto,
novembre 20, 2011 a 8:51 pm
Già, vero! Avevo notato anch’io la strana coincidenza. Alla prossima presentazione farò in modo di esserci, ciao.
Sergio
REPORTAGE « ha detto,
novembre 27, 2011 a 4:43 pm
[...] http://lastranafamiglia.wordpress.com/2011/11/18/importante-pareggiare/ Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. [...]
Anonimo ha detto,
gennaio 13, 2012 a 8:09 am
Non ho mai letto un libro del genere. Veramente unico ed affascinante. Pur non essendo una storia con cui mi sono potuta identificare (perchè completamente al di fuori della mia realtà vissuta), mi sono fatta coinvolgere e sono stata conquistata dalla fantasia della scrittrice. Ci sono scene un po’ truculente che non avrei lo stomaco di guardarle in un film, ma danno al libro un sapore amaro che mi ha emozionata e anche un po’ spaventata.
Complimenti a Silvia e grazie per la dedica nel libro !!
Elena (collega di tuo fratello)